Cosa ci sta insegnando il Coronavirus

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Scrivere del Coronavirus e di ciò che sta accadendo in questi giorni non è semplice.

Come medico,  naturopata e preventivologo, che cioè insiste continuamente  sulla necessità di fare attenzione al proprio stile di vita per mantenere in equilibrio tutti i sistemi dell’organismo, incluso quello immunitario, sono grata all’incontro con la PNEI che negli anni ha arricchito  la mia competenza clinica e che oggi mi permette di riflettere su questo tema con più serenità ma anche con l’amarezza di chi osserva come dilaghi la mancanza di rispetto e responsabilità individuale nei confronti della Salute in generale.

Credo che l’illusione dipenda dal fatto che negli ultimi decenni, forse dalla scoperta dell’antibiotico, si è pensato al nemico esterno, senza  considerare di curare in salute  l’ambiente interno dell’organismo, capace di dare risposte assolutamente uniche per ciascun individuo.

Claude Bernard , fisiologo francese vissuto nel XIX secolo, cui si deve la nozione di mezzo interno e di omeostasi, sosteneva che “Il terreno è tutto”, frase attribuita in un secondo tempo al suo ben più celebre contemporaneo, il chimico Louis Pasteur, che pare nell’ultimo periodo della sua  vita, interamente dedita alla microbiologia,  fosse arrivato alla stessa conclusione.

Questo vuol dire che antigeni come i virus hanno la possibilità di convivere senza danno all’interno di un organismo che si mantenga in equilibrio. Ma quanti possono dire oggi di esserlo ? in un momento storico dove non si considera l’importanza delle scelte  individuali per prevenire le patologie,  secondo la filosofia di “una  pillola e via” , ecco che ci ritroviamo, anche in presenza di ordinanze,  di fronte a persone che ignorano precetti utili a ridurre la trasmissione del virus, rimuovendo o addirittura negando la possibilità di rischio di contagio.

Pertanto prendendo atto della buona Volontà (queste restrizioni hanno un costo che riguarda tutti) e dell’azione di correttezza che ciascuno in coscienza può assumere, rifletto su ciò che il Coronavirus ci sta insegnando.

E’ una riflessione forte quella che ci viene imposta e per la legge dei grandi numeri basterà  che una parte dell’Umanità la comprenda per poterla poi travasare nel bacino della coscienza collettiva.  Perciò se siete disponibili a questo,  cominciamo.

  • In primo luogo osserviamo la riflessione sui confini: abbiamo compreso che , come diceva il filosofo e psicoterapeuta Torwald Dethlefsen, noi “respiriamo il nostro nemico” e in realtà eventi di questo tipo ci portano a pensare che nessun confine ci può “difendere”, che siamo un unico popolo , l’Umanità, e che abitiamo in un’unica nazione, il Pianeta Terra.
  • Quindi c’è il tema della nostra Casa, il Pianeta appunto, che sta godendo della riduzione di alcune nostre scelte di vita, proprio in questo momento. Basterebbe vedere come si sono abbassati i livelli di smog nelle città dai satelliti della NASA e dalle comuni centraline ambientali.
  • E ancora l’emergere di quadri sociali nuovi, dove la tecnologia diventa alleata, rafforza la flessibilità, l’adattamento e la creatività, permette anche di rallentare i ritmi e provare a vivere una vita che non stressa troppo i nostri sistemi, quella ritrovata lentezza dei tempi con cui facciamo le cose, ascoltando le nostre reali esigenze, non più drogati da ritmi eteroimposti.
  • La riflessione sul senso della nostra Vita poi segue a ruota, perché, quando non possiamo più di tanto distrarci, e non mettiamo più scuse in mezzo, finiamo per porci domande di natura esistenziale, con verifiche che portano sempre a nuove possibilità, considerando le vere priorità che ci muovono.
  • Rivediamo anche il valore della socialità, che comincia mancarci, perché fa parte di noi e dopo un primo momento di paura, adesso c’è il desiderio di essere più gentili e partecipi delle vite di conoscenti e amici, senza più la frenesia di non avere tempo per curare le relazioni.
  • Infine l’attenzione maggiore al nostro stile di vita, alle regole di una Igiene sana e non ossessiva, alla nostra Salute in generale, che non dipende solo da farmaci e integratori, quanto invece da scelte di comportamento coerenti con le nostre reali esigenze fisiche e psichiche.  Sento di persone che passeggiano di più all’aria aperta, da sole o con familiari stretti, hanno più tempo per leggere, scrivere,  vivono concedendosi spazi e tempi nuovi. E credo si stupiscano di non averlo mai fatto prima e che solo una condizione collettiva li abbia costretti a viversi secondo un ritmo più naturale.

Probabilmente ci sono altri vantaggi secondari che questa condizione di disagio, come ogni disagio, porta con sé. La ricerca della “bellezza collaterale” quando “collaborare con l’inevitabile”, per citare il padre della Psicosintesi, Roberto Assagioli, ci spetta, diventa un modo per diventare RESILIENTI, proprio come accade alla fine di ogni influenza, che, sfidando il nostro sistema immunitario, ci permette  di diventare più forti.

Perciò umilmente, comprendiamo l’emergenza e atteniamoci con Fiducia alle indicazioni suggerite, ma avanziamo nella nostra vita con l’intento  di costruire una vita  migliore in un migliore sistema sociale,  che non sprechi energie ma operi  per il Bene maggiore. Auguro a me e a ciascuno di moi un Futuro prossimo in cui siamo capaci di mettere in moto  nuove cause,  che producano  effetti  sicuramente più salutari nel corso dei decenni che verranno. E allora non credo che la vita che abbiamo vissuto fino ad oggi ci mancherà veramente.

 

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