Suono e Cibo: a tavola poche chiacchiere e più musica.

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Quante volte abbiamo indagato i diversi tipi di nutrimento cui sottoponiamo la nostra struttura fisica ed energetica ?
Credo di averne già parlato, ma in realtà temo di aver dato per scontati parecchi argomenti sui quali vale forse la pena di tornare.
Sono indicazioni che partono da quella “variabile” ormai universalmente accettata che l’essere umano non è fatto “ di sola carne”. Variabile accreditata sul piano mentale, ma ancora oggi, da molti comportamenti che osservo, mi pare non ben calata nella prassi quotidiana. Oggi vorrei portare la vostra attenzione al suono e a quello che ascoltiamo quando mangiamo. Ci ho riflettuto su quando mi sono trovata nell’atelier del mio amico Salvo Filetti, riduttivo definirlo hair stylist, anche se è l’arte nella quale certamente eccelle, fondamentalmente è un curioso, amante di tutto ciò che può essere nuovo e fonte di crescita. Abbiamo parlato del Suono e del Colore e del suono dei colori e del colore dei suoni, tutto questo in un ambiente dove tra rumori di phone e sofisticate musiche d’atmosfera cercavamo di estrarre il suono delle nostre voci per poter comunicare. Lì ho colto la difficoltà di restare con i nostri suoni, di discriminarli realmente. Molti dei suoni che raggiungono il nostro timpano, cadono sotto la soglia della nostra attenzione, ci siamo abbastanza addestrati ad orientare il nostro ascolto, ma quando la sensibilità aumenta può diventare più difficile discriminare gli stimoli giusti e soprattutto tollerare il carico di tutti quelli con cui veniamo in contatto.

Suoni e Cibo
Suoni e Cibo
Ora direte, ma che c’entra tutto questo con il cibo ? C’entra perché noi ci nutriamo anche di suono. Lo dimostra il fatto che sottoposti a certi stimoli sonori possiamo avere maggiore o minore energia proprio come quando mangiamo. Si sa che le mucche all’ascolto di Mozart producono più latte e che l’essere umano lavora meglio se ascolta suoni armoniosi e non solo lavora ma mangia meglio. Ora vorrei sapere quanti di voi sedendosi a tavola selezionano la giusta “musica da pasto” o piuttosto aspettano il momento del pasto per discutere di problemi o peggio rimproverare i figli ? Tossicchiate ? Staccate lo sguardo dal monitor imbarazzati ?

Sì, lo so, chi scrive non è da meno, e quando con buona volontà, va a selezionare il mitico concerto KV 622 di Mozart si sente ribattere dagli astanti “maaaamma, ma va bene, lascia stare, dai”, e addio colonna sonora per meglio assimilare il cibo. Mi viene un po’ da ridere rivedendomi in questa parte, però almeno una cosa sono riuscita ad ottenerla, a tavola non si fanno più discussioni, non si sostengono tesi, non si parla di problemi, brutti voti e richieste filiali imbarazzanti, e tv, telefoni e computer, sono stati seriamente banditi. Urrà: l’attenzione, almeno quella, viene salvata a favore di quel po’ di cibo che si prepara alla trasformazione alchemica dentro di noi.

Perciò proviamo a selezionare i suoni che vogliamo quando siamo a tavola e chissà che la nostra digestione non migliori, che la nostra linea non ne guadagni e che quella voracità che la frustrazione di dover affrontare un problema ci procurava, non finisca per sparire, spazzata via da una sana ventata di serenità.

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