Riconoscersi come parte di un ecosistema

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Capita anche a voi i primi giorni del nuovo anno, dopo il fermento delle feste, di vivere la sensazione d’essere come sospesi ? Io vengo presa da uno strano disorientamento, come quando entri in una casa nuova, in uno spazio grande, ancora da definire, e la ricchezza di possibilità ti dà alla testa e ti confonde. Questa è la sensazione che mi prende i primi giorni di gennaio. Nonostante la mia agenda già da mesi abbia ben definiti e ritmati tutti gli impegni, in realtà mi ritrovo spesso a lasciare una finestra aperta all’insolito, per ricordarmi che, aldilà del mio predeterminismo, c’è sempre la possibilità di potersi affidare e di vivere con fiducia perché il meglio accada e perché si possa riconoscerlo.

Ma torniamo al Cibo (perdonate ma ogni tanto- forse troppo spesso- ho bisogno di uscire apparentemente fuori tema per non scadere nella manualistica). In queste ultime settimane alcune amiche mi hanno girato via e-mail una catena “alimentare”. Si intitola la “Farmacia di Dio” e propone una serie di analogie interessanti sulle caratteristiche di alcuni cibi in relazione ad organi e apparati dell’essere umano.
Trovo molto saggio che si cominci a diffondere la cultura d’essere parte di un sistema unico, dove nulla è lasciato al caso, e dove una carota, ricca di vitamine e pigmenti preziosi alla vista, in sezione ricordi proprio la struttura dell’iride. E così la noce, che ricorda le circonvoluzioni cerebrali, è risaputo contenga quegli acidi grassi essenziali così importanti per la costituzione delle membrane protettive del tessuto nervoso. E poi pomodoro e cuore, entrambi rossi, entrambi con 4 cavità, e ancora sedano e osso, stessa forma e stessa quantità di sodio, e poi fichi e testicoli, ghiandole mammarie e agrumi, reni e fagioli, uva e globuli rossi, ecc. Non entro nel merito delle sostanze e nel dettaglio delle proprietà nutrienti per ogni organo, ma una cosa è certa, il principio di Analogia ci aiuta a comprendere molte cose del micro e del macro sistema. Se siamo parte del Tutto perché stupirsi se esistono queste similitudini ? E’ certo che occorre recuperare e approfondire una conoscenza della Natura e dei suoi tesori che la civiltà tecnologica ha drasticamente allontanato. Basti pensare al ritmo delle stagioni e alle coltivazioni forzate: non ci vuole un genio del gusto per rendersi conto che le melanzane d’inverno hanno un sapore povero rispetto a quello pieno, maturato in estate secondo i crismi del tempo stabilito dalla natura. D’altronde ogni frutto o fiore o ortaggio ha ragion d’essere nella sua stagione per un preciso equilibrio naturale che coinvolge anche l’essere umano come parte dell’ecosistema. Pertanto trovatevi un orticello vicino casa (anche nelle città più cementificate c’è una piccola oasi rurale) e diventate clienti del bravo contadino che vi faciliterà anche in manovre salvatempo, preparandovi le verdure di stagione pulite e tagliate per il minestrone vero. Il corpo ha un’ intelligenza sintonizzata con i cicli della natura che riconosce, pertanto le vitamine che riesce ad estrarre da un agrume vero in inverno saranno tesaurizzate molto più di un fatidico grammo di vitamina C effervescente assunto quotidianamente. E’ un processo di selezione automatica per il quale il corpo è programmato da millenni. Facilitare la sua fisiologica programmazione anche in queste piccole cose, può risparmiarci molti squilibri di salute nel futuro.

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