Pizza e Intolleranze alimentari.

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pizza-nera-960x639Da cosa nasce un interesse ? Di solito da una passione o da un bisogno. Nel mio caso l’interesse per la cura attraverso l’alimentazione (quello che per me è il senso della Nutrizione clinica) è nato da un bisogno, e poi si è trasformato in una passione per la grande importanza preventiva che questa scienza ha nella Salute umana.

Sono stata un’intollerante.  ebbene sì!! è per questo che comprendo bene i miei pazienti e quindi so a quali difficoltà possono andare incontro nella fase del cambiamento di alimentazione e in quella di ripristino di certi alimenti per non precipitare nella depressione da asocialità.

Uno degli scogli maggiori spesso è l’uscita del sabato sera con gli amici. “Cosa mangio se sono intollerante a lieviti, farine e latticini ?” La pizza di solito è la prima cosa che salta dal regime alimentare di un soggetto intollerante, soprattutto perché è una pietanza complessa, dove molti ingredienti convivono ,  rendendo il prodotto difficile da digerire, specie quando il produttore non si cura troppo dell’arte della lievitazione, privilegiando un processo più rapido che utilizza preparati e agenti lievitanti,  anche chimici,  e non rispetta tempi di posa e di cottura adatti. Risultato: il mal di pancia post-pizza accompagna molti dopocena del sabato, per non parlare della bocca amara e della gran sete, che hanno fatto sì che oggi l’accoppiata  -pizza e birra-   sia un lusso per pochi.

Cosa fare ? Intanto selezionare da subito tutte quelle pizzerie che garantiscono una lievitazione dei panetti a regola d’arte con la cura delle farine di grani più antichi, il cui corredo genetico non risulta sgradito al nostro intestino. Quindi evitare tutte quelle combinazioni che mettono assieme più di due ingredienti proteici (mozzarella e prosciutto ad esempio, accompagnati da uovo, sono alimenti che forniscono proteine animali difficili da digerire tutte insieme). Se si sono avuti problemi di intolleranza e si è nella fase di superamento, va meglio scegliere la focaccia, non panosa ma sottile, con le verdure, senza solanacee (ovvero patate, pomodori, melenzane e peperoni) e spezie che la rendano più saporita e aiutino la digestione. Si potrà cominciare con mezza perzione, masticando ogni boccone a lungo, ed evitando di accompagnare il pasto con la birra che aggrava l’azione del lievito. Utile potrà essere una bevanda che agevoli la digestione. A parte la Cola, molto zuccherina, meglio un po’ di Chinotto che accompagnerà gradevolmente il pasto. Meglio ancora  se prodotto da  aziende che ne garantiscono la qualità senza farlo diventare un mix di coloranti ed edulcoranti chimici (l’acqua colorata la bevano i produttori, noi preferiamo prodotti veri).

 

Un’ultima nota fatemela fare sui preparati delle farine. E’ di moda la farina al Carbone, cosiddetta perché in aggiunta alla normale farina si mettono pochi grammi di Carbone vegetale. Si tratta di una polvere residua di combustione di legname di salice, betulla, pioppo, usata nella tradizione come purgante salino, capace di ridurre l’assorbimento delle sostanze ingerite (pertanto controindicato in chi assume terapie per via orale) ma anche i gas, qualità che lo ha reso popolare come integratore antifermentazione.

La pizza con questa farina speciale, come il pane, diventa nera come il carbone, e dovrebbe evitare gonfiori intestinali. Ma questo nero salutare è ben diverso dalle chiazze nere che si trovano alla base di una pizza normale , cotta in forno a legna. Quando controllate la base della vostra pizza e la trovate in questo stato restituitela con un sorriso al cameriere e fatevene preparare un’altra informandolo di far pulire il forno. Quel tipo di nero non aiuta a digerire meglio, ma solo a intossicare. E comunque se con tutta la pizza al carbone avete ancora gonfiori sarà bene avere pazienza e verificare nuovamente  le vostre intolleranze e il vostro grado di salute generale.

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