Nutrire il Pianeta: dall’EXPO’ alla nostra tavola.

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il-futuro-del-cibo-c-dHo scelto questo titolo per una conferenza che sto preparando per l’AEDE, l’Associazione Europea degli Insegnanti, che si aggiorna sui grandi temi planetari per poterli poi inserire nella didattica.

Scartabellando tra i dati più recenti ho messo a fuoco il tema e mi sono resa conto che l’attenzione dell’opinione pubblica sta andando verso scenari che mettono un po’ timore e si cercano ancora soluzioni, forzando la mano su agricolture intensive, OGM e industria chimica, quando in realtà contro la fame nel mondo la FAO ha individuato soluzioni da più di 30 anni. Ooooohhhhh direte leggendo quest’affermazione. Ooooohhhhh scrivo io anche un po’ furiosetta, considerato che alcuni dati risalgono agli anni 70 e che in tutto questo tempo per favorire una malsana industria alimentare abbiamo finito per ammalarci e mettere alla fame un quarto del Pianeta, con un’altra metà che sopravvive con una ciotola di cereali al giorno.

Sensi di colpa ? Sarebbe il caso ma in realtà non servono a niente, quindi , per piacere, passiamo alle soluzioni che ci interessano.

Ma prima partiamo da qualche dato:

attualmente la popolazione mondiale viaggia sopra i 7 miliardi di persone. Nel 2050, con un ritmo rallentato di nascite di 370mila neonati al giorno ed un allungamento della durata della vita media, si prevede una popolazione di 9 miliardi di persone.

Oggi 800 milioni di persone sono malnutrite e denutrite, a fronte di 14 miliardi di persone obese e sovrappeso.

Ma lo sapevate che il Pianeta è in grado, senza alterazioni da OGM e quant’altro, di produrre cibo per 9-11 miliardi di persone ?

Ma lo sapevate che più della metà della produzione mondiale di cibo va impiegato per nutrire animali in allevamento intensivo che andranno a nutrire un decimo dei 5 miliardi che potrebbero sfamarsi ? E che più di un terzo della produzione mondiale di cibo va sprecato nel processo che lo porta dal campo alla tavola. Certamente questi temi saranno stati diffusi e certamente quest’anno l’EXPO’ renderà il tema ancora più cruciale. Allora ? Come la mettiamo ? Che diremo ai nostri figli ? Che l’hamburgher è più buono, anche se per il povero bovino sacrificato, si sono sacrificate anche un buon centinaio di persone che potevano crescere bene con il frutto dei campi sottratti dall’allevamento intensivo per “mucche infelici” ?

Scusate ma la soluzione è dietro l’angolo. La rivoluzione nasce dal basso, l’orientamento verso un cibo più essenziale, coltivato vicino casa, con terreni che vengono rivitalizzati, facendo attenzione a non sprecare, valutando un retto uso delle risorse, sta diventando un’esigenza più che etica, ne va oggi della vita dell’intero pianeta . E il bello è che non sto nemmeno drammatizzando, sono solo dati matematici che la FAO ci ha messo sotto il naso da più di trent’anni. Allora allunghiamo la vista e cominciamo dalle nostre scelte a tavola. Allungheremo non solo la vista ma anche la Vita, nostra e degli altri “colleghi” terrestri.

Ndr: la foto fa parte della pregiata mostra di National Geographic “Food, il futuro del cibo” in corso al Palazzo delle Esposizioni a Roma fino a Marzo.

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