Lungomare di Catania, bici, musica, panini e risse.

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dieta-panino-300x296 Di fronte alla notizia dell’episodio di cronaca sul Lungomare di 10 giorni fa (qui ci voleva un hashtag, ma molti hanno saputo dell’assalto a un ciclista da parte di un gruppo di persone che volevano manifestare il loro “dissenso” sulla chiusura del lungomare) sono rimasta senza parole, e chi mi conosce sa che non è facile. Ho riflettuto prima di dire la mia: oggi la compassione mi muove verso quelli che sono inconsapevoli. Non voglio fare citazioni ma qualcuno 2000 anni fa ebbe gli stessi problemi. Non voglio che lo sconforto abbia la meglio, l’essere umano è anche questo mi dico, io sono anche questo e finchè non accetto questa parte di me separata, continuerà a fare danno. Mi chiedo: se è arrivata ad esprimere questa rabbia, agendo secondo la legge del branco, è stato forse per mancanza di cura e d’ascolto. Ammiro Antonio Presti, mecenate sensibile, che è riuscito a coinvolgere una città intera nel nome della Bellezza, è un esempio di Cuore in Azione e ci aiuta a capire come procedere, perchè si voglia o no questa è la direzione. E’ inutile ribellarsi: il mondo sta cambiando e ci vuole belli, tonici, svegli. Non c’è spazio per la superficialità, il menefreghismo, l’indifferenza, non è più tempo. Ma soprattutto non è più tempo per la critica parziale, per la lamentazione personale, per la miopia o peggio la cecità egoista. Adesso, ed eccoci giunti al tema del Cibo, piuttosto che preoccuparmi del lungomare di Catania chiuso al traffico, agli esercenti della zona chiederei di preoccuparsi della qualità della loro proposta. Quando è di valore tutti,  andrebbero in pellegrinaggio,  senza preoccuparsi di dover fare qualche decina di metri in più invece di posteggiare le loro auto in pose creative che consentono, bontà loro, alle auto di passaggio l’esercizio della Gimkana delle sagre di paese. Sono consapevoli tali signori che con i loro prodotti alimentari rischiano di arricchire ulteriormente le multinazionali della chimica farmaceutica ? Un esempio per tutti: Antonio, 44 anni, 175 cm di altezza 93 kg distribuiti armoniosamente. E’ un bell’uomo ma ha il cruccio della pancia, un addome prominente che comincia a creargli problemi di glicemia e ipertensione. I dati di laboratorio mettono in rilevo un colesterolo che nonostante l’uso quotidiano di Statine (farmaci di sintesi elettivi per l’ipercolesterolemia), si mantiene oltre i limiti consentiti. Arriva da me su sollecitazione della sorella seriamente preoccupata per apnea notturna e alcuni episodi di affanno che lo hanno bloccato ripetutamente negli ultimi tempi. Al momento dell’incontro si presenta silenzioso e un po’ rassegnato. Intervistato sulle abitudini alimentari mi cita i panini come un must delle sue uscite serali con gli amici, per vari motivi, una media di 2-3 volte a settimana. Al mio stupore si giustifica con la difficoltà di organizzarsi, lui scapolo, con la possibilità di seguire una dieta dove si debba cucinare da sé. Così almeno mangia in compagnia con un po’ di gusto. Peccato che alla descrizione dei panini si scopra che sono a base di insaccati e salse di vario genere, però buonissimi, accompagnati qualche volta da birra, altre da bevande gassate e zuccherate. Il suo medico di base lo aveva invitato a mettersi a dieta, ma si è dovuto arrendere e gli ha prescritto le Statine seppur con scarsi risultati. Questo è il caso più frequente di utenti della paninoterapia, dove il gusto e il lowcost purtroppo non fanno granchè bene alla salute. Perciò l’episodio rabbioso della scorsa settimana è ascrivibile alla tensione di questo momento storico, ma il calo degli utenti non è da imputare a un lungomare chiuso una volta al mese, quanto piuttosto alla nuova ricerca della salute di molti che si sono stancati di farsi del male e soprattutto di risolvere con le pillole magiche problemi che troverebbero soluzioni in un corretto stile di vita.                A proposito … Antonio è dimagrito e ha smesso di assumere statine. E i panini ? Ogni due settimane se ne concede uno e ne seleziona con attenzione gli ingredienti, perché è diventato più consapevole del fatto che ciò di cui si nutre condiziona la sua salute.

 

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