Impatto zero e filiera corta

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Con l’avvento del digitale ho scoperto tutta una serie di nuovi emittenti che producono trasmissioni di vario genere. Facendo zapping mi sono imbattuta in Marco Columbro (l’avevo lasciato a produrre documentari sull’Himalaya) che conduceva una trasmissione sull’Impatto ambientale intervistava via telefono la nota VJ Paola Maugeri sulla pubblicazione del suo libro “La mia vita a impatto zero”. Riflettevo su questi termini, impatto zero, impatto 1, filiera corta, sono termini nuovi ma stanno diventando d’uso sempre più frequente considerate le necessità del nostro Pianeta, il suo stato di inquinamento e la crescente consapevolezza di noi esseri umani nei confronti di questo “grande Essere nel quale ci muoviamo e siamo”. Tutto nasce dal considerarsi non ospiti parassiti e sfruttatori di questo “Grande Essere”, ma agenti intelligenti, capaci di promuoverne l’evoluzione. Cambia la visione, vero ? Bene!! e allora cominciamo dall’alimentazione. Cominciamo con il ridurre l’impatto ambientale dell’avere le melenzane d’inverno o le fragole d’autunno, cominciamo a premiare la stagionalità, l’orto nostrano e la filiera corta.

 

imagesL’Impatto zero nasce dalle scelte quotidiane, anche tre volte al giorno, i tre pasti, e da come ci vestiamo e dalle creme che scegliamo di usare, dai prodotti con cui laviamo i piatti e i pavimenti, per non parlare dei farmaci. Sì perché sappiamo tutti che la gran parte dei farmaci chimici, la cui produzione ha un impatto ambientale drammatico, in realtà servono a poco. Fatti salvi i cosiddetti ”salvavita”, per gli stati acuti, in realtà potrebbero essere sostituiti da un corretto stile di vita ed un’alimentazione più essenziale ed equilibrata. Quindi ? Dimentico qualcosa ? Sì, dimentico l’abitudine più dannosa di tutte: il CONSUMO DI OGGETTI. Vi invito a vedere su Youtube “La storia delle cose”, un minidocumentario in più puntate, in cui si spiega il ciclo produttivo e di smaltimento delle cose che riempiono la nostra casa e che inconsapevolmente teniamo attivo, senza renderci conto di quanto possa danneggiare anche la nostra salute. Perché, non illudiamoci, un pianeta inquinato è un pianeta malato e noi siamo parte del pianeta.

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