Il Cibo amico e la fame nel mondo

Uno dei requisiti per restituire al nostro cibo la dignità del suo ruolo nella nostra esistenza dovrebbe essere il riconoscimento della sua presenza nella nostra vita. E, soprattutto, il riconoscimento di come questa presenza non sia così scontata. So che sembra difficile visto che nella nostra realtà occidentale ad ogni angolo ci sono super e iper mercati di roba più o meno fresca, che fa bella mostra di sé, dandoci già la percezione di opulenza, e allontanando da noi per pochi soldi lo spauracchio della fame. Ma la realtà non è questa per tutta la popolazione mondiale. E per non dimenticarlo, per sensibilizzarci al fatto che qualcosa si può fare, sostenendo con pochissimo campagne di solidarietà che lavorano ad impiantare una nuova cultura dell’educazione allo sviluppo, che si basa sul principio dell’aiutare i paesi in via di sviluppo ad organizzare autonomamente il soddisfacimento del loro fabbisogno (esempio: insegnargli a pescare invece che regalargli il pesce) ci sono iniziative veramente originali.

Una di queste si deve alla OXFAM, l’organizzazione inglese non governativa che porta avanti grosse campagne di sensibilizzazione su questi temi.

Oxfam
Fonte http://www.oxfamitalia.org

Visto che il 20% della popolazione mondiale mangia in modo abbondante, il 40% mangia appena appena, e il restante 40% non ha cibo a sufficienza, l’OXFAM, organizza cene di sensibilizzazione dove viene estratto un 20% di invitati ai quali sarà servita una cena normale, poi un altro 40% ai quali viene offerta una ciotola di riso, e quelli che restano fuori stanno a guardare. I partecipanti sanno che funziona così e accettano di vivere l’esperienza, che, possiamo immaginare, produce un effetto realmente educante. Non è difficile pensare a come ci sentiremmo se fossimo a tavola seduti con la possibilità di mangiare mentre altri passeggiano osservando il nostro pasto, o cosa accadrebbe se ci ritrovassimo a mani vuote o con una ciotola di riso in mano. Non ho dubbi che queste campagne di sensibilizzazione funzionino.
Occorrerebbe invitare più celebrità e capi di governo a questa esperienza, per dare loro la possibilità di vivere, anche se per una sera, la realtà delle cose.

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