Fine della Fame e miglioramento della Nutrizione

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Continuiamo a immaginare il futuro con il secondo dei Millenium Goals, perfettamente in tema con il Cibo Amico:

Fine della fame, raggiungimento della sicurezza alimentare, miglioramento della nutrizione, e promozione dell’agricoltura sostenibile;

 

Questi temi ci riguardano tutti direttamente e sono tutti concatenati.        Nel nostro mondo occidentale non ci sarà la Fame, comunque effetto di un processo che noi abbiamo contribuito ad aggravare in altre parti del Pianeta, così come la sicurezza alimentare è stata abbastanza conquistata, ma abbiamo in tal senso una responsabilità diretta. La sicurezza dei cibi va vista oggi come la condivisione di procedure che aiutino i paesi in via di sviluppo a non far andare a male gli alimenti e a garantire le condizioni igieniche per il loro trattamento e la conservazione. Questo Know How va condiviso con l’impegno di quelle imprese che nei paesi in via di sviluppo, spesso hanno coltivato con la logica “intensiva” intere distese di terra. Questo si collega alla promozione di un’agricoltura sostenibile che permetterebbe a sua volta un miglioramento della nutrizione.

Ad esempio, lo sapevate che bastano pochi cereali interi in chicchi e poche leguminose a garantire il fabbisogno alimentare di un essere umano ? Ma se questi frutti della terra sono depauperati perché provenienti da terreni impoveriti, allora i nutrienti dei cibi non sono più sufficienti e dobbiamo andare a cercare altre fonti.

Questi temi adesso non riguardano più solo i paesi in via di sviluppo ma buona parte della popolazione occidentale che pur mangiando, o addirittura abbuffandosi, vive il paradosso della malnutrizione, per fenomeni di malassorbimento ad esempio o di cibo impoverito.

Quindi che fare ? La scelta per noi cittadini sta nel consumo critico, nel premiare al mercato le aziende che si impegnano a produrre prodotti di qualità che noi poi riconosciamo dal gusto, dal sapore, dal tipo di energia che sentiamo dopo aver digerito. La scelta è anche quella di ignorare la produzione industriale, disattenta a norme etiche, di salvaguardia del suolo e della qualità del lavoro. Un tempo, quando nacque il movimento del consumo critico, l’attenzione era data soprattutto al trattamento lavorativo dei dipendenti delle aziende e alle azioni che queste conducevano a sostegno o a danno del territorio.

Oggi che l’informazione è globale e diffusa le azioni non si possono più nascondere ed è più facile per tutti accedere e avere strumenti per scegliere.

Scegliamo le aziende, informiamoci e sosteniamo con la nostra scelta quotidiana chi merita. Il merito paga sempre, anche per la nostra salute.

Chi infatti produce con senso etico farà attenzione alla qualità e gli stessi prodotti conterranno il plusvalore dato dal benessere oggettivo di chi li lavora. E questo non vale solo per l’alimentazione.

Quindi immaginiamo un mondo fatto di tante piccole e medie realtà che, anche quando si strutturano in modo più organizzato e tecnologico garantiscono quell’attenzione artigianale che valorizza anche il lavoro dei piccoli produttori, ridistribuendo le risorse e generando una politica del consorzio che mette in rete e diffonde i principi comunitari di cooperazione e condivisione, gli unici che ci possano garantire uno sviluppo sostenibile del Pianeta e della nostra sopravvivenza.

 

 

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