Farsi amici i batteri

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Sto preparando per il Corso nazionale di formazione base della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia , che si terrà il prossimo week end, per la prima volta in Sicilia, ad Acitrezza (terra dei Malavoglia, incredibilmente bella in questo periodo e non solo), un intervento sull’infiammazione intestinale, lo stress e l’alimentazione.

Ho puntato molto sull’aspetto conoscitivo di base perché noi medici usciamo dall’Università senza a volte mai aver appreso qualcosa di più su quello che è chiamato il decimo sistema: il “sistema intestinale”. Non ne sappiamo granchè perché solo negli ultimi anni la ricerca si è cimentata nella decodifica del genoma, prendendo atto di un incredibile microcosmo che si sta rivelando centrale nella gestione della salute umana, del buon funzionamento del sistema immunitario, del sistema nervoso, di quello endocrino e del comportamento psichico. Il microcosmo in questione si chiama Microbiota. E’ come un organismo a sé stante, un centinaio di milioni di batteri, più o meno amici, che oltre ad essere nostri, più o meno graditi ospiti, sono straordinariamente centrali nel metabolismo umano.

Noi viviamo anche grazie a questi ospiti “commensali”, che praticamente mangiano e si nutrono di sostanze che noi produciamo e che a loro volta loro stessi ci aiutano a produrre. In poco più di un chilo di massa intestinale con una superficie assorbente equivalente ad un campo di calcio (circa 800 metri quadri, rispetto ai 200 di superficie di scambio polmonare) milioni di entità viventi si nutrono, lavorano, viaggiano, si lamentano, lottano, stringono amicizia, una microrappresentazione dell’Umanità in pratica. E a seconda di quello che mangiamo diamo forza o indeboliamo l’uno o l’altro fronte, i batteri amici o i nemici. Ci basti solo sapere che i “cattivi” si nutrono di proteine animali e grassi, i “buoni” di fibre e proteine vegetali. Perciò, al mattino, al risveglio sarà bene salutare i nostri ospiti, dandogli qualcosa di buono da mangiare. Ma soprattutto mangiamo, perché- come diceva il mio professore di Gastroenterologia- “se non gli diamo da mangiare, saranno loro a mangiare noi”.

A buon intenditor……….

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