Educhiamo i “fuori sede” al pasto consapevole

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Come molte mamme del Terzo Millennio mi sono adattata ad avere una famiglia unita nei cuori seppur divisa nei corpi da migliaia di chilometri. Uno dei temi che più di tutti preoccupa noi madri italiane quando un figlio studia o lavora fuori casa è sicuramente quello del Cibo: “ma questi ragazzi come mangiano ?” “ riusciranno a mettere insieme sufficienti proteine ?” ( e noi madri del Sud in particolare chiediamo)“e pesce ne mangiano ? il surgelato ? quello in scatola ?”. Nel mio studio per le feste comandate i miei pazienti sono soprattutto i figli “fuori sede” che, rientrando,  lamentano disturbi spesso causati da cattiva o squilibrata alimentazione, o hanno bisogno di acquisire un modello alimentare che possano seguire senza problemi  e li nutra, dandogli anche lo sprint necessario perché il cervello funzioni al meglio. E visto che da brava Gandhiana, ci sono passata anch’io, sono in grado di interagire con mamme e figli educandoli ad un’alimentazione consapevole e sostenibile.

Neanche a dirlo, dopo le prime resistenze dovute alla non conoscenza in questo campo, ho visto moltissimi ragazzi, soprattutto i maschi ( che, forse essendo più sensibili ai richiami materni, imparano più rapidamente), accogliere con soddisfazione la praticità di inserire Cereali e Legumi nel loro quotidiano. Ho sempre puntato a proporre  un’organizzazione semplice (come ho spiegato in altri articoli anche in questo blog) che permette loro di avere sempre qualcosa di pronto a casa, soprattutto quando, uscendo stremati da un’intera giornata di lezioni, infilerebbero in bocca qualsiasi cosa di pronto pur di non cucinare. Quindi al posto di piadine o pizze dell’ultima ora, spesso alla base di altri disturbi con colon malfunzionanti che si riverberano anche sull’efficienza mentale e la capacità di concentrazione, un piatto della nonna di riso integrale o altri cereali e legumi, o verdure e pesce (anche in scatola o surgelato), diventa una struttura di base che si inframmezza alla scelta di una buona pizza o un buon piatto di carne al momento giusto. E così, al posto del panino, la “gavetta/schiscetta” emerge dagli zaini di futuri medici o ingegneri o letterati con sempre maggiore frequenza, abituando ad un’autonomia sostenibile i nostri ragazzi e alla maggiore consapevolezza di un cibo semplice e sano.

 

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