Cibo e attacchi di panico

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Può l’alimentazione aiutare l’organismo in caso di attacchi di panico ? Assolutamente sì. Alla UCLA la Psicologia clinica studia la correlazione tra cervello enterico e cervello encefalico. Lo stato del Microbiota intestinale può influenzare la produzione di sostanze pro o anti infiammatorie che a loro volta vanno a condizionare la produzione di altri neurotrasmettitori che intervengono nell’elaborazione degli stimoli nervosi e quindi negli stati di eccitazione dell’organismo con relativo effetto sull’umore.

Si chiama Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia la scienza che studia la correlazione mente/corpo e che tante cose ha insegnato a generazioni di medici e psicologi sull’origine delle patologie.

Perciò in primo luogo quando davanti a me c’è un paziente con attacchi d’ansia o DAP (Disturbo da Attacco di Panico), per prima cosa faccio come i medici condotti di una volta, verifico il suo stile di vita, la regolarità dei suoi ritmi di sonno, attività fisica, alimentazione. E mi concentro sul riportare la fisiologia del suo intestino a livelli normali. Quindi, in un’ottica di integrazione con il lavoro dello psicoterapeuta che di solito richiede un consulto medico-nutrizionale, si opera perché il paziente ritrovi la forza fisica e psichica per riprendere in mano la sua vita da tutti i punti di vista.

Il vero dramma condizionante dell’attacco di panico, a lungo andare,  è l’evitamento degli elementi che potrebbero innescare l’attacco. L’esistenza si riduce alla frequentazione degli stessi luoghi, a volte alla ripetizione delle stesse fidate abitudini, a volte anche alimentari, richiudendo la persona fisicamente e psicologicamente in confini sempre più ristretti. Riprendersi il gusto della vita, cominciando dall’uscir fuori dalla monotonia del cibo, che si fa vario, gustoso e sano, è un buon inizio per trasformare la propria vita.

 

 

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