Area Food: come mangiare male…

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Sono stata in un centro commerciale. Ebbene sì, lo confesso, era domenica ed era l’ora di pranzo.
Non che questo sia il mio hobby preferito, ma mi rendo conto che può essere un diversivo, a volte anche divertente. Gironzolando per negozi, non troppo affollati in verità data l’ora, ho assorbito suoni e colori e mi sono stupita della mia capacità di resistenza a questa incredibile varietà di stimoli.
Quando mi sono trasferita al piano superiore, ho scoperto un’area tutta dedicata alla ristorazione. Ogni negozio aveva il suo colore e la sua specialità, e offriva ai clienti graziosi tavolinetti dove degustare il cibo scelto. Era l’ora di pranzo e potete immaginare perché i negozi mi erano apparsi vuoti, perché la marea di persone che avevo visto entrare nel parco commerciale era in realtà tutta lì, concentrata nel sacro rito del pasto di mezzodì. Lungi dal desiderare di unirmi all’allegra e vociante comitiva, sono rimasta ferma per qualche minuto di fronte a quest’area pullulante di tutto ciò che poteva arrivare ai miei sensi, tatto escluso perché mi sono volutamente tenuta a distanza. Mi chiedevo cosa accomunasse quell’atmosfera così variegata. Sui tavolini faceva mostra di sé il repertorio gastronomico di mezzo mondo -ed eravamo solo in Italia- dal sushi, alla pizza, dall’hamburger ai tacos, dalla salsa wakamole alla bistecca di carne, dagli spaghetti alla baguette farcita, dal tramezzino all’arancino, dagli spring rolls alla tempura, le persone mangiavano, chiacchieravano, ridevano, più o meno partecipi all’atto del mangiare, l’atmosfera non era in fondo pesante, ma cos’è che accomunava questo scenario ? la risposta l’ho trovata nel mio fiuto.
Ebbene non si distingueva un aroma, un profumo, una fragranza: era solo un odore agre che si levava da quell’ambiente e raggiungeva anche il pian terreno, saturando il centro commerciale. Era quest’atmosfera olfattiva che univa tante persone, immerse in questo pabulum aereo che mischiava tutto. Avete mai provato ad assaggiare una mousse delicata dopo aver cucinato una bistecca di carne ? e’ difficile che il vostro gusto/olfatto ( in molti amiamo considerarli un unico senso) per quanto sensibile, resti immune dalla contaminazione precedente, ecco perché quando si comincia a cucinare con attenzione, l’accoppiata di aromi e sapori si fa così fondamentale. Ora , i piatti che i signori stavano consumando nei loro rispettivi fast-food erano tutti certamente saporiti, magari esaltati dall’aggiunta dei mitici glutammati, quindi non sono forse rimasti troppo turbati dall’atmosfera acre. Molti adulti hanno un gusto viziato da tanti anni di condizionamenti, ma i bambini ? mentre osservavo i tavoli pensavo a come quel cibo, accoppiato al fatto di essere con mamma e papà o con gli amici, con un regalino nuovo, in un momento di gratificazione data dal giocattolo o dalle scarpe appena acquistate, facciano diventare il gusto delle patatine fritte con l’hamburger, il gusto per eccellenza, “perché quando l’ho mangiato le prime volte ero felice”. E’ difficile che un adulto possa risalire a questa consapevolezza, ma un’onesta autoanalisi aiuterebbe a trovare la radice di molte nostre scelte alimentari inconsapevoli. Io ad esempio prediligo il salato perché da piccola il pomeriggio, quando dopo aver fatto i compiti, uscivo a passeggio con i miei e mia madre, per farmi fare merenda, mi comprava il patè al prosciutto e formaggio in una nota pasticceria del centro. Ci sono voluti anni prima che riconoscessi questo condizionamento, e ancora oggi, come il cane di Pavlov che cito spesso, un po’ d’acquolina in bocca –confesso- mi viene sempre.
Da genitore non so quali condizionamenti ho indotto nei miei figli, ma come color che si sono ravveduti nel mezzo del cammin di loro vita, sto provando a lasciarli liberi di gustare, di far da sé, e di sperimentare anche imparando a cucinare da soli. E’ un esperimento, fra qualche anno saprò dirvi com’è andata.
Per quanto riguarda il centro commerciale e le sue offerte mangerecce, no, non ho mangiato, non ho avuto il coraggio e soprattutto la voglia. Forse fossi stata in compagnia, avrei condiviso qualcosa, come i commensali seduti a quei tavoli, sarei stata distratta e la distrazione mi avrebbe fatto trangugiare qualsiasi cosa. Le persone sedute a quei tavoli non erano persone prive di gusto, erano solo distratte, il pranzo era un’ intervallo fisiologico, come fare pipì, quindi andava bene il megaschermo con la partita, la musica o le chiacchiere con gli amici.
Ma a me che ero sola è rimasta solo la puzza.

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